Il 4 dicembre il Presidente Gentiloni è stato al Teatro Rendano di Cosenza per la presentazione del suo libro “la sfida impopulista”. Gli argomenti affrontati mi hanno fatto maturare l’idea che il populismo nazionalista ha un problema con il concetto di serietà. La caratteristica principale di questi movimenti è la facile promessa ovvero la promessa volgare, quella che, banalmente, attecchisce nelle menti del popolo, quella facile da memorizzare e da ricordare nel breve periodo, che di solito, coincide con quello pre-elettorale. Negli ultimi anni accade spesso che la gente si fa sedurre dalle promesse populiste sempre dopo che il governo precedente ha attuato politiche più cautelative che hanno portato il malcontento in gran parte del ceto medio. Chi arriva dopo, beneficia dei sacrifici fatti da chi c’era prima. È un’alternanza fisiologica; al serio tocca sistemare i danni dell’irresponsabile che lo ha preceduto.

Nella lettera dal titolo “A sense of purpose”, Fink, il ceo del fondo BlackRock, il maggior influencer dei governi, scrive agli Amministratori delegati delle più grandi società mondiali e li invita a riflettere sul concetto di crescita che, per non essere effimera, deve fondarsi sulla riduzione delle disuguaglianze e della difesa dell’ambiente. Questa interpretazione del concetto di crescita mi ha fatto riflettere sulle misure che l’attuale governo ha messo in campo per supportarla ed in particolare sul reddito di cittadinanza che, credo, vada proprio nel senso opposto alla riduzione delle uguaglianze perché accresce il divario tra le persone che producono reddito e chi invece si accontenta di un’elemosina governativa. Questo è uno dei tanti motivi per cui credo sia FONDAMENTALE partire dal Mezzogiorno per fare risorgere il PD nazionale. La partita sulle regionali è decisiva perché è qui che il M5S ha la sua maggiore platea. Se riparte la Calabria, riparte il Sud e riparte il PD.